Fuori Abbonamento

Data Evento
16 Aprile 2017
Ore
21.00
Scritto e diretto da
Emanuele Puglia
Con
Carmela Buffa Calleo, Emanuele Puglia

Lo spettacolo nasce da molteplici stimoli artistici, culturali e professionali. In sintesi, sono due le direttive principali attraverso le quali prende forma: La visione poetico-musicale, contemporanea, laica e pur sempre rispettosa della figura del Cristo di Fabrizio De Andrè e quella altrettanto poetica, spirituale ma non iconografica di un grande poeta e scrittore vicino al sentimento religioso quale è Gibran Kalin Gibran. L'autore (l'attore e regista Emanuele Puglia) ha così tratto spunto dai testi de “LA BUONA NOVELLA” (concept-album “storico” di De Andrè) e dall'idea “testimoniale” di “GESU' FIGLIO DELL'UOMO” (raccolta di poesie/monologhi, meno nota ai più, di Gibran), miscelandone, adattandone, integrandone copiosamente le parole e i contenuti, creando così un “oratorio” di grande suggestione e intensità emotiva. Il risultato è una bella prova d’attore (i due interpreti, sempre in scena, affrontano tutti i personaggi con la recitazione e il canto) nella quale parole e musica fluiscono senza soluzione di continuità per un'ora e mezza di intense emozioni. Sono ovviamente le musiche del grande cantautore scomparso, arrangiate e rielaborate con rispetto e originalità da Gianluca Cucchiara, a fare da leit-motiv al copione che si sviluppa attraverso il susseguirsi dei racconti dei tanti personaggi che si avvicendano ed è sottolineato dal sapiente ed elegante gioco dei costumi curato, insieme all’impianto scenico, da Giuseppe Andolfo e al raffinato disegno luminoso cucito sulla piece dalla regia.
In una sorta di “dietro le quinte” della versione ufficiale tramandataci dai Vangeli (canonici e apocrifi) della vicenda terrena del “figlio di Dio”, ogni personaggio offre il proprio punto di vista manifestando passioni, emozioni, reazioni accomunabili a quelle di tutti gli uomini d’ogni tempo e d’ogni luogo. La “trama” (se così la si vuol chiamare) si sviluppa attraverso le “testimonianze” circa la figura del Cristo da parte di personaggi storicamente accertati (Pilato, Caifa, il sommo sacerdote Anna, ecc) o appartenenti alla tradizione religiosa (Giuseppe, Maria, Giuda, Barabba, Simone di Cirene, il “Ladrone”...) ma anche di pura fantasia dell'autore (come Nathaele - un giovane coetaneo di Maria infante -, Susannah - un'amica di Maria sin dall'adolescenza – o Aisha - la madre di uno dei bambini soppressi nella strage di Erode -), i quali evocano, senza che Questi appaia mai, Gesù. Arduo, in questa sede, far presente (senza scadere nell'auto-celebrazione) quanto lo spettacolo abbia sempre riscosso apprezzamenti oltremodo lusinghieri, non sempre esprimibili a parole! Per la peculiare struttura della pièce e i temi trattati se ne auspica la realizzazione in sedi teatrali idonee o luoghi di particolare suggestione, raccolti e circoscritti, atti, comunque, a favorire l’attenzione e l’immedesimazione del pubblico.